Follow the Snail's silver trail ....... Follow Dr_Jonx on Twitter
Visualizzazione post con etichetta GNU Linux. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GNU Linux. Mostra tutti i post

14/03/11

Corsi e ricorsi

[Photo credits: sito Dell - http://bit.ly/dUvoCR]
Dopo un po' di tempo dalla prima esperienza, la storia pare si ripeta ...

Ho avuto la necessità di cambiare il portatile di casa dopo che il precedente Sony Vaio era deceduto.

Non per sparlare di chi non c'è più, ma dopo un primo "innamoramento" iniziale, il rapporto con quella macchina era stato abbastanza freddo: non certo per colpa del sistema operativo (chè anzi, il pinguino si è sempre sforzato di capire tutte le parti e tutte le stranezze di questo laptop), quanto proprio dell'hardware in sè: la tastiera, soprattutto, si era rivelata una vera delusione (touch and feel davvero povero, con una qualità della digitazione sconfortante).

Bene, sia come sia, stavolta la scelta - ponderata e sofferta come al solito - è caduta su un Dell XPS 15, equipaggiato di serie con:
  • Intel® Core™ i5-560M (2.66 GHz,3M)
  • Memoria SDRAM DDR3 a doppio canale da 4.096 MB, 1.333 MHz [2x2.048]
  • Scheda grafica NVIDIA® GeForce® 420M GT 1GB
  • Disco rigido Serial ATA da 500 GB (7.200 rpm)
  • Unità ottica DVD+/- RW 8x
  • Wireless Intel® Centrino® Wireless-N 1000 (EUR)
  • Bluetooth Card 3.0
  • Batteria principale agli ioni di litio a 6 celle da 56 Wh
  • LCD 15.6 High Definition WLED TL (1366x768) 720p
Il tocco "di classe", se mi passate l'espressione, è stato però questo qua:

Questo "signore" a sinistra è un disco a stato solido (o SSD) OCZ Vertex (mod. OCZSSD2-2VTXE120G) da 120 GB.

Non sto ad annoiarvi con le caratteristiche tecniche di questo disco in particolare e dei dispositivi SSD in generale (ma se volete davvero saperne qualcosa di più, allora vi consiglio caldissimamente questa recensione enciclopedica comparsa qualche tempo fa sul blog Anandtech e ancora attualissima e assai istruttiva). Sappiate solo che si possono considerare delle enormi "chiavi USB", tanto per capirci - quindi con prestazioni di velocità in accesso (R/W) davvero notevoli.

Bene, quindi abbiamo aperto il laptop appena arrivato (questa cosa ha richiesto davvero un grande coraggio, sia perché smontare un laptop nuovo di zecca non è mai piacevole, sia perché per raggiungere l'HDD di serie occorreva disassemblare il pannello frontale del portatile - in pratica, la parte superiore dove si appoggiano i polsi quando su digita alla tastiera!!).

Fortunatamente, con l'aiuto delle chiare istruzioni sul sito Dell e soprattutto con l'abilità di un collega / amico / esperto di "chirurgia hardware" (grazie Ric !!!) siamo riusciti a sostituire il "fegato" (ché se la CPU è il cervello, l'HDD può considerarsi il fegato del PC, no? :) originale (comunque un degnissimo 500 GB @7200 rpm) con l'SSD di cui sopra.

Su tale SSD ho poi installato Ubuntu 10.10 ("Maverick Meerkat") Desktop Edition a 64 bit in circa 15' (sì, avete letto bene: quindici minuti!), durante i quali ha riconosciuto tutto l'hardware (wi-fi, scheda video, bluetooth, ...).

By the way, ho anche partizionato manualmente il disco da 120 GB come segue:
  • "/": partizione primaria da 15 GB
  • "swap": partizione primaria da 4 GB
  • "/home": partizione logica con tutto lo spazio rimanente (circa 100 GB)
Risultato: ora ho un laptop che fa lo startup in 21 secondi (da quando si preme il tasto "ON" a quando viene presentata la dialog box per immettere la password) e lo shutdown in 4 secondi (no, dico: 4 s-e-c-o-n-d-i !!), da quando si clicca su "Shutdown" a quando si spegne il PC (compreso il tempo per confermare l'azione in una dialog box).

Che dire? Sono soddisfatto di avere una macchina così performante. Dovrò abituarmi a questa velocità ... :)

Hasta luego.

07/03/11

Onirico

Mark Shuttleworth ha da poco ufficializzato sul suo blog che il nome della prossima release di Ubuntu, la 11.10 prevista per il rilascio ad ottobre di quest'anno, sarà Oneiric Ocelot.

Con lo scopo di:
"capture the essence of our next six months work in a simple name"

il Grande Capo di Ubuntu ci rivela anche che
"this next release more than most requires something other than orthodoxy".

Ecco quindi che si arriva a scegliere la denominazione di Oneric Ocelot, perché in particolare questa accoppiata ricorda
"the way innovation happens: part daydream, part discipline".

Ma c'è anche spazio per il più classico degli speech motivazionali:
"Ubuntu is now shipping on millions of systems from multiple providers every year. It makes a real difference in the lives of millions, perhaps tens of millions, of people. As MPT said, “what we do is not only art, it’s performance art”. Every six months the curtains part, and we have to be ready for the performance. I’d like to thank the thousands of people who are actively participating in the production of Natty: take the initiative, take responsibility, take action, and your work will make a difference to all of those users. There are very few places in the world where a personal intellectual contribution can have that kind of impact. And very few places where we have such a strong social fabric around those intellectual challenges, too. We each do what we do for our own reasons, but it’s the global impact of Ubuntu which gives meaning to that action".

In definitiva, dice il Capitano:
"keep up the discipline and focus on the Narwhal, and let’s direct our daydreaming to the Ocelot".

Hasta luego.



[Photo credits: By Danleo (Self-published work by Danleo) http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/58/Ocelot_01.jpg, via Wikimedia Commons]

26/01/11

02/12/10

Nichi ripensaci

Parte l'appello "Nichi ripensaci" per il software libero, promosso da Guido Iodice (blogger e membro dello staff di LinuxQualityHelp), al quale, ovviamente, ho già aderito.
Potete farlo anche voi o tramite la pagina su Facebook oppure spedendo una mail a guido(punto)iodice(at)gmail(punto)com, specificando semplicemente che aderite all'appello in questione.
A scanso di equivoci, comunque, e per dare la massima visibilità alla meritoria iniziativa di Guido a supporto / correzione di quella del deputato Vendola, copio e incollo di seguito il testo integrale dell'appello:

"Appello al presidente Vendola a non dare seguito al protocollo d’intesa tra Microsoft e la Regione Puglia e invece promuovere un accordo con le aziende e le realtà sociali promotrici del software libero/open source.

Caro Presidente, caro Nichi,

siamo programmatori, sostenitori, e semplici utenti del Software Libero, di GNU/Linux, di Firefox, di OpenOffice.org, di Wikipedia; insomma, di tutto quell’universo che si muove intorno alla condivisione del sapere e alla libertà di poterne usufruire come bene comune e patrimonio collettivo dell’Umanità. Tra noi ci sono persone che fanno impresa con il Software Libero, contribuendo così alla crescita economica del nostro Paese. Altri lavorano con il software libero nei più svariati settori, godendo dei suoi benefici.

Sappiamo che questi temi ti sono familiari. Sappiamo anche che la Regione Puglia ha in programma un disegno di legge per l’adozione di Software Libero nella Pubblica Amministrazione. Abbiamo salutato positivamente, nel tuo programma elettorale, l’attenzione a questo tema.

Per tutti questi motivi siamo rimasti stupiti del Protocollo d’Intesa da te siglato con Microsoft, il principale produttore di software proprietario del mondo.

Non c’è in noi alcun pregiudizio verso quell’azienda o altre. C’è invece la consapevolezza che la lunga storia e i recenti comportamenti di Microsoft – come, ad esempio, l’uso pretestuoso dei brevetti come minaccia per ostacolare lo sviluppo e l’adozione di Software Libero – sono in aperto contrasto con la filosofia e la pratica di apertura, libertà e condivisione che caratterizza il Software Libero. Non siamo contro una specifica impresa, siamo contro il software proprietario, contro la soggezione tecnologica che esso impone al Paese.

Come affermato anche in sede di Unione Europea e confermato da recenti pronunciamenti della Consulta, neutralità tecnologica non può significare “equidistanza” tra software libero e software proprietario, ma deve significare invece libertà di sviluppare tecnologie aperte e interoperabili senza dover chiedere permessi, senza dover firmare contratti di non-divulgazione, senza dover essere sotto la spada di Damocle di una causa per violazione di brevetto, senza dover sottostare all’uso di una determinata piattaforma, senza dover essere limitati nell’applicazione delle tecnologie a certi mercati o certi tipi di dispositivi. In poche parole, senza dover sottostare al modello che i produttori di software proprietario (in questo Microsoft è in prima linea) propongono da sempre. Un modello fatto di uso distorto dei brevetti come strumenti per rafforzare la propria egemonia nel mercato, anziché come strumenti di innovazione. Un modello che ricorre a formati chiusi e protocolli proprietari per vincolare a sé gli utenti ed i loro dati. Un modello animato da pratiche concorrenziali scorrette, frequentemente oggetto di multe milionarie inflitte dalle autorità antitrust dell’Unione Europea.

Software Libero, invece, significa esattamente l’opposto. Significa cioè la possibilità per le imprese, la Pubblica Amministrazione, il mondo della formazione, le famiglie, i singoli cittadini, di non avere porte chiuse, stanze segrete, lucchetti che troppo spesso cancellano la libertà di conoscere e interagire. Software Libero significa anche condivisione, messa in comune di saperi ed esperienze. Significa creazione di opportunità di lavoro. Significa indipendenza – per il pubblico come per il privato – dal singolo fornitore, ma soprattutto autonomia nel determinare i propri strumenti informatici e non solo. Autonomia nel senso più autentico: capacità di decidere di se stessi.

Questo è fondamentale per la Pubblica Amministrazione, che deve garantire a se stessa e ai cittadini che i dati siano elaborati con software controllabili, per poter assicurare la trasparenza, e conservati in formati liberi e documentati, per non ritrovarsi nella dipendenza da un software o da un singolo produttore.

Siamo preoccupati quindi delle ricadute che questa scelta della Regione Puglia può avere sia sull’Amministrazione Pubblica che sul tessuto produttivo Promuovere il software proprietario, le soluzioni informatiche di Microsoft in questo caso, significa infatti mettere una seria ipoteca sulla autonomia e sulla libertà della P.A., dei cittadini e delle imprese, non solo per l’oggi ma per il futuro, perché sappiamo bene di fronte a quali difficoltà e costi è posto chi voglia finalmente fare la scelta del Software Libero dopo anni di utilizzo del software proprietario.

Sappiamo quanto insegnare solo o prevalentemente l’uso del software proprietario nelle scuole e nei corsi di formazione professionale contribuisca a perpetuare il monopolio e deprima la piena autodeterminazione di organizzazioni e singoli. Sappiamo come il “software segreto” tolga agli studenti – soprattutto quelli di materie legate all’informatica – la possibilità di soddisfare il proprio diritto alla conoscenza, essendo impenetrabile allo studio e alla modifica. Sappiamo, soprattutto, quanto questo insegni a tutti costoro ad essere consumatori passivi, sudditi di tecnologie che non possono conoscere e manipolare. La scuola deve invece formare cittadini consapevoli, anche nell’ambito delle tecnologie.

Abbiamo letto con attenzione il testo del Protocollo e le tue repliche. Pur avendo apprezzato la decisione di rispondere prontamente e personalmente, non possiamo che mantenere le nostre preoccupazioni, poiché resta incomprensibile la scelta di Microsoft quale partner per la promozione dell’innovazione e dell’eccellenza, in un quadro dove invece potrebbero esserci partner in linea con quanto abbiamo sinora esposto.

Ti chiediamo quindi di fare una scelta differente: invece di dare seguito al protocollo con Microsoft, riunisci le imprese locali, nazionali e multinazionali e i soggetti associativi che hanno scelto di promuovere prioritariamente il Software Libero. Progetta con questi soggetti la vera innovazione della Puglia, sulla base di un’idea diversa di sviluppo in cui il sapere sia condiviso e non costretto dentro scatole chiuse. Se vorranno, le imprese che sviluppano software proprietario potranno unirsi accettando di rilasciare i loro contributi sotto licenze libere, e garantendo l’utilizzo gratuito e senza vincoli dei brevetti eventualmente coinvolti. In questo modo, il contributo della Regione potrà davvero essere a favore del sapere pubblico e liberamente disponibile a chiunque per la crescita della Puglia, libera da vincoli tecnologici.

Insomma, caro Nichi, ti proponiamo una Puglia libera. Libera dal software proprietario, che la lingua spagnola definisce con adeguata e significativa espressione “software privativo”: quel software che ti priva della libertà di apprendere, di intraprendere, di condividere e lavorare insieme ad altri.

Il Software Libero non è solo prodotto da “un esercito di volenterosi supertecnici che lavorano di notte negli scantinati”, ma da sempre gode del supporto di aziende, governi, enti di ricerca, università. Certamente però negli ultimi anni abbiamo assistito ad una straordinaria evoluzione. Anche grazie a quella idea che tu definisci “romantica” è sorta una grande rivoluzione tecnologica. Oggi sono tante le multinazionali che lavorano con il Software Libero. Sono numerosi gli enti pubblici e le istituzioni scientifiche che non solo usano, ma producono Software Libero. Sono tante le imprese italiane che hanno sposato questa innovazione e creano posti di lavoro e ricchezza nel nostro Paese. E’ a nome di questo variegato e pulsante mondo di aziende, ricercatori, programmatori, semplici appassionati che ti chiediamo di aderire convintamente al nostro progetto di libertà e di studiare insieme una exit strategy dal software proprietario.

Siamo pronti ad aiutarti con indicazioni concrete a realizzare questo obiettivo.

Con stima,

Guido Iodice, blogger, staff linuxqualityhelp.it
Domenico De Santis, resp. organizzazione PD Puglia
Pietro Folena, presentatore del Progetto di Legge per il Software Libero alla Camera dei Deputati nella XV legistaltura
Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza, presentatore del Progetto di Legge per il Software Libero al Senato nella XV legislatura
Flavia Marzano, Presidente UnaRete
Dario Ginefra, deputato PD
Renzo Davoli, presidente Associazione Software Libero
Athos Gullazzi, Presidente Partito Piratae Alessandro Bottoni, segretario Partito Pirata
Roberto Tupone, vice-presidente dell’Associazione Linux Club Italia
Lorenzo De Tomasi, coordinatore Isotype.org
Fabio Viola, presidente SaLUG (GNU/Linux User Group Salento)
Giuseppe Puopolo, presidente dell’associazione Panharmonikon Orchestra
Sara Bertoli, Fabrizio Parlingieri, Martina Della Valle, staff LinuxQualityHelp.it
Maurizio Graffio Mazzoneschi, Lynx
Salvatore Agrosì, Arci/Biblioteca di Sarajevo, Maglie (LE)
Fabbrica di Nichi Maglie
Alessio Treglia, Debian e Ubuntu Developer
Edoardo Batini, Linux System Administrator
Giuseppe Guerrazio, Linux System Admnistrator
Elisa Mariano, centro studi CGIL PUGLIA
Francesco Putignano, ex assessore politiche giovanili comune di Santeramo in Colle
Vito Danese, informatico
Donato Fiorentino, laureando in Ingegneria Informatica, Bari
Domenico Lofù, laureando informatica, Bari
"

04/11/10

Tagging Uber Alles...?

Michael Reed scrive un interessante postino (nel senso di piccolo post) su Linux Journal chiedendosi, sostanzilamente, se GNU/Linux possa (o debba ?!?!?) abbandonare del tutto la struttura gerarchica del file-system basata sulle directory in favore di una struttura piatta "a calderone" basata sul tagging:

"Linux needs to make greater use of tagging, but I'm also beginning to wonder if desktop Linux could abandon the hierarchical directory structure entirely"

In effetti, la struttura "tradizionale" dei filesystem è tale perchè:

"[...] based on the way that humans have always organised items in the real world, using categories and sub categories [...] placing files in one place or another".

OK; allora perché andare a cercar rogne col tagging? Mah, per esempio perché:

"tagging [...] allows objects to be placed in more than one category at once" - i.e. l'ubiquità messa in pratica :-)

Tornando a GNU/Linux, grosso modo possiamo dire che:

"The default setup of most Linux distributions acknowledges this distinction as the files are stored either:

    * outside of the /home directory (files that I don't care about most of the time)
    * inside the /home directory but hidden (more files that I don't care about most of the time)
    * inside the /home directory and visible (these are the files that I care about)
"

ed è quest'ultima categoria di file che sarebbe già pronta per la migrazione al tagging, giacchè farlo sugli altri file, al contrario avrebbe conseguenze un pelino più pesanti:

"Abandoning the directory system outside of the /home folder would mean not only designing a new operating system but also designing a new set of applications".

Adottando il tagging, oltretutto, si potrebbe pensare a qualche sviluppo anche più interessante, tipo delle applicazioni "context-sensitive" ("application awareness", la chiama Michael) per cui si chiede:

"Why couldn't a tag-aware file browser suddenly switch into music browsing mode as soon as I select the music file tag?"

I maggiori ostacoli? Secondo Reed:

"I see the two main barriers to greater adoption of tagging on the desktop as the lack of a unified standard for metadata and the aforementioned lack of application awareness."

A me è sembrato uno spunto interessante - chissà se i tempi sono maturi per chiedere a GNU/Linux e ad una (o più) delle sue innumerevoli distro di farsi "avanguardia illuminata" su questo tema.
Intanto, nella mia piccolissima esperienza di web 2.0 all'interno dell'azienda nella quale lavoro, posso dire che il passaggio da file-system a file-tagging è avvenuto in maniera abbastanza indolore.
Certo, ci sono state delle sacche di resistenza e degli approcci al tagging mascherati da file-system (della serie: attacco ad ogni file i tag generati dai pezzi del suo pathname, così che alla fine ritrovo esattamente la stessa catalogazione di prima); tutto sommato, però, dopo qualche tempo penso che le persone che usano il tagging per i file non tornerebbero all'approccio a dirctory.
Probabilmente, come si diceva più sopra, alla fine si scopre che il tagging maggiormente si avvicina alla modalità di "catalogazione" delle informazioni che il nostro cervello utilizza naturalmente.

Hasta luego.

29/09/10

Fork

In poche parole: il progetto OpenOffice.org ha visto nascere un fork che ha generato The Document Foundation:


"From now on, the OpenOffice.org community will be known as "The Document Foundation" "


Dal loro comunicato stampa (che potete leggere qui o scaricare in pdf qui):


"The community of volunteers who develop and promote OpenOffice.org, the leading free office software, announce a major change in the project’s structure. After ten years’ successful growth with Sun Microsystems as founding and principal sponsor, the project launches an independent foundation called "The Document Foundation", to fulfil the promise of independence written in the original charter".


Uno dei fondatori, Sophie Gautier, afferma che:


"We believe that the Foundation is a key step for the evolution of the free office suite, as it liberates the development of the code and the evolution of the project from the constraints represented by the commercial interests of a single company [Oracle, NdR]. Free software advocates around the world have the extraordinary opportunity of joining the group of founding members today, to write a completely new chapter in the history of FLOSS".


Non è quindi sorprendente che il nume tutelare del Free Software, Richard Stallman, si lasci andare ad un pieno endorsement dell'iniziativa:


"I'm very pleased that the Document Foundation will not recommend nonfree add-ons, since they are the main freedom problem of the current OpenOffice.org. I hope that the LibreOffice developers and the Oracle-employed developers of OpenOffice will be able to cooperate on development of the body of the code".


Così come non pesa certo meno l'approvazione e la dichiarazione d'intenti di Mark Shuttleworth, patron di Canonical e di Ubuntu, una delle distro GNU-Linux tra le più diffuse:


"Office productivity software is a critical component of the free software desktop, and the Ubuntu Project will be pleased to ship LibreOffice from The Document Foundation in future releases of Ubuntu. The Document Foundation's stewardship of LibreOffice provides Ubuntu developers an effective forum for collaboration around the code that makes Ubuntu an effective solution for the desktop in office environments".


Insomma, la mission è più che nobile:


"Our mission is to facilitate the evolution of the OpenOffice.org Community into a new open, independent, and meritocratic organizational structure within the next few months. An independent Foundation is a better match to the values of our contributors, users, and supporters, and will enable a more effective, efficient, transparent, and inclusive Community. We will protect past investments by building on the solid achievements of our first decade, encourage wide participation in the Community, and co-ordinate activity across the Community"


ed il prodotto è già disponibile, in beta, per Windows, GNU-Linux/32bit, GNU-Linux/64bit, MacOS X, e come codice sorgente, ovviamente! :)