Follow the Snail's silver trail ....... Follow Dr_Jonx on Twitter
Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post

27/09/11

E siamo ancora qua - eh già!

E ci risiamo: ritorna allo sbaraglio - ma stavolta blindata dentro un probabile voto di fiducia - la norma "ammazza-blog".

L'avvocato Guido Scorza inquadra la questione con la sua solita efficacia, definendola un
"[...] perverso ed inaccettabile esperimento di ingegneria normativa che la maggioranza intende realizzare nei prossimi giorni".

Come diceva quello? "Resistere, resistere, resistere"...

Hasta luego

[Photo credits | !borghetti via Flickr]

01/07/11

Magari non sarò un blogger ma....

...NON VOGLIO ESSERE CANCELLATO!

Il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Cosa puoi fare:
  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti. 
 (ho copiato ed incollato praticamente lo stesso testo e gli stessi riferimenti utilizzati da Alessandro, Daniele ed Alessandro, che ringrazio pubblicamente).

Hasta luego.


11/05/11

La fine in differita

Questa mattina, sfogliando (sempre virtualmente) il Corriere della Sera, mi è  caduto l'occhio su un articoletto in taglio basso (si sarebbe detto un tempo, ma forse ora è più corretto dire "scrollando in basso").

Nel pezzo si racconta la storia di Derek Miller, un famoso blogger canadese, scomparso il 3 maggio all'età di 41 anni per un cancro all'intestino allo stadio 4:
"[...] I died in Burnaby on May 3, 2011, age 41, of complications from stage 4 metastatic colorectal cancer"

Derek ha chiesto ai suoi parenti ed amici di pubblicare il suo ultimo post successivamente alla sua morte.

Non è la prima volta che mi capita di leggere qualcuno che racconta la sua morte in un blog oppure in un video, ma stavolta il racconto di Derek mi ha colpito.

Mi ha colpito la lucidità e semplicità con le quali, a partire dallo stile del suo blog, racconta le sue vicende di vita e di morte.

Mi ha colpito anche e soprattutto l'estrema tranquillità e razionalità con le quali rifiuta ogni visione spirituale di un aldilà dopo la fine. Afferma infatti che:

"I haven't gone to a better place, or a worse one. I haven't gone anyplace, because Derek doesn't exist anymore. As soon as my body stopped functioning, and the neurons in my brain ceased firing, I made a remarkable transformation: from a living organism to a corpse, like a flower or a mouse that didn't make it through a particularly frosty night. The evidence is clear that once I died, it was over.
So I was unafraid of death—of the moment itself—and of what came afterwards, which was (and is) nothing. As I did all along, I remained somewhat afraid of the process of dying, of increasing weakness and fatigue, of pain, of becoming less and less of myself as I got there. I was lucky that my mental faculties were mostly unaffected over the months and years before the end, and there was no sign of cancer in my brain—as far as I or anyone else knew".

Questo suo approccio epicureo nel senso più puro del termine lo rende, ai miei occhi, di una grandezza veramente notevole, specie in una società come la nostra nella quale si fa sempre molta fatica a mantenere un approccio razionale e sensato, e dove di molte cose (ivi compresa la vita e la morte) è sempre difficile riuscire a parlare senza fanatismi o pregiudizi.

Io trovo però che il vero testamento morale di Derek stia in questi due paragrafi:
"I think and hope that's what my daughters can take from my disease and death. And that my wonderful, amazing wife Airdrie can see too. Not that they could die any day, but that they should pursue what they enjoy, and what stimulates their minds, as much as possible—so they can be ready for opportunities, as well as not disappointed when things go sideways, as they inevitably do.
I've also been lucky. I've never had to wonder where my next meal will come from. I've never feared that a foreign army will come in the night with machetes or machine guns to kill or injure my family. I've never had to run for my life (something I could never do now anyway). Sadly, these are things some people have to do every day right now".

Trovo queste frasi di una forza e di una nobiltà d'animo assolute, e credo e spero che coloro i quali Derek lascia, trovino anch'essi in queste parole una grande forza per proseguire anche senza di lui.
L'ultimo paragrafo del suo ultimo post, però, è troppo commovente, nella sua semplicità, perché io possa trovare la forza di farne copia e incolla.
Prendetelo come il mio piccolo, personalissimo tributo a questo grande uomo.

Hasta luego.

[Photo credits | The_End.jpg - By Andreas Thum (Own work) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC-BY-SA-2.5-2.0-1.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5-2.0-1.0)], via Wikimedia Commons]

03/05/11

The Wall

Prendo spunto da un ottimo post di Alessandro Gilioli sul suo blog "Piovono rane" (prima o poi dovrò capire il perché di questo nome...).

Si è svolto a Roma - anzi, in Vaticano! -  il Vatican Blog Meeting.

Confesso: leggendo nei giorni precedenti questa notizia sui miei feed (ad esempio, anche Massimo Mantellini ne aveva accennato nel suo blog), ero rimasto abbastanza sorpreso e scettico.

"Sorpreso" (positivamente) del fatto che la Chiesa volesse in qualche modo (il "suo"?) approfondire la conoscenza e le particolarità di questo mondo così variegato e articolato, quello dei blogger.
"Scettico" perché un certo retrogusto di "deja vu" mi spingeva a sentire che non fosse esattamente uno spirito di conoscenza nel senso puro del termine a muovere il tutto, quanto piuttosto forse la (inconscia? Mah...) volontà di capire se e come questo mondo potesse in qualche modo essere ricondotto alle categorie funzionali alle gerarchie ecclesiastiche.

Poi, però, da empirico quale mi ritengo, mi sono detto: "Nessun pregiudizio, lasciamo che il tutto si svolga e vediamo".

Ovviamente, non essendo né stato invitato (che strano, eh?! ;) né potendo in qualche modo, per mere ragioni geografiche,l presenziare da vicino all'evento, mi sono basato sulle prime reazioni che mi sono pervenute, e tra queste appunto quella di Alessandro Gilioli, uno dei blogger da me maggiormente stimati.

Purtroppo le impressioni di Gilioli confermano le mie; anche a lui infatti il tutto è sembrato
"un tentativo di apertura e di contaminazione (oddio, forse quest’ultima parola è un po’ eccessiva, diciamo che la uso per incoraggiamento) e quindi come tale da apprezzare".

Poi, però
"[...] non è che tutta questa apertura si sia vista nei discorsi che sono arrivati dal palco – e nemmeno nella gran parte delle domande della platea."

E sapete perchè? Perché
"[...] i discorsi [...] partivano da un postulato non detto ma largamente sottinteso: quello in base al quale la Rete è uno strumento di proselitismo, punto, fine".

Ecco, il conquibus sta tutto qui.
E' lo stesso errore che commette la gran parte dei nostri politici i quali, rendendosi conto di non poter ignorare il "mondo di Internet", decidono di affrontarlo nel modo più sbagliato possibile (tanto che alla fine ignorarlo sarebbe stata di gran lunga una scelta migliore per loro!!), ovvero considerarlo come una grossa protesi dei mezzi di comunicazione tradizionali (o mainstream, se volete) - TV, radio, giornali.
E cosa hanno questi mezzi in comune tra di loro? Esatto! La "unidirezionalità": io politico parlo, tu elettore ascolti, ti abbeveri e ti pasci.

La Chiesa temo sia caduta nello stesso equivoco quando vuole "conoscere il mondo dei blog". Vale a dire: capiamo in quale crepa poter infilare il cuneo per poter scardinare il meccanismo della bidirezionalità e della creazione dei contenuti da parte degli utenti (o "prosumer", come anche Wikinomics ci ha spiegato) ed usare il web come "uno strumento di proselitismo".

Ovviamente ritengo anche, molto modestamente, che, anche grazie ad esempi deleteri e deteriori, stiano grossolanamente sbagliando mira per ritrovarsi poi con delle gran pive nel sacco.

Purtroppo, però, (e sottolineo purtroppo, senza ironia alcuna) il rischio è che venga a mancare un apporto di contributi e di contenuti, secondo un approccio web 2.0, da chi qualcosa avrebbe da offrire e da scambiare.

Hasta luego.



[Photo credits | By Roger Bunyan (Own work) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC-BY-2.5 (www.creativecommons.org/licenses/by/2.5)], via Wikimedia Commons]

12/04/11

Dead and Alive

In questi giorni si sta alimentando un interessante dibattito sullo stato di salute dei blog (e dei blogger...?).
Non so ben ridire da dove abbia avuto inizio, sta di fatto che fino ad ora sono intervenuti in diversi:

Soprattutto gli ultimi due mi sono sembrati interventi interessanti ed argomentati (come sempre, del resto).
D'altra parte, è da un po' che si parla di questo argomento, ovvero almeno dal lontano (??) 2008: 

    Azzarderei l'ipotesi, quindi, che come spesso accade, parlare di un certo argomento e, in particolare, della *fine* di qualcosa, non fa altro che allontanarla, con un effetto apotropaico (che figata: da tanto volevo usare questa bellissima parola e finalmente ci sono riuscito! In realtà, tutto il post era finalizzato solo al soddisfacimento di un mio sordido istinto onanistico di auto-compiacimento - MUAHAHAHAHAH!!! ;-)

    A parte le battute, mi sembra una discussione *molto* interessante (non perché mi senta coinvolto in alcun modo, per carità: sarebbe come affermare che mi ritengo un blogger, e non vorrei cadere fulminato all'istante da qualche divinità); ergo, continuerò a seguirla soprattutto se verrà sviluppata con la competenza, l'analiticità e la ragionevolezza dei contributi che ho elencato più sopra (ma sicuramente me ne sarò dimenticati molti altri e di ottimi).

    My two cents? Io credo che l'ecosistema dei blog(ger) - e non blogstar, ché di quelli mi importa assai meno - continuerà a trovarsi come il famoso Gatto di Schrodinger in una sovrapposizione di stati "vivo" e "morto".

    Cosa significa questa affermazione, in particolare? E che ne so! Mica sono un blogger, io...

    Hasta luego.

    [Photo credits: from the blog http://icanhascheezburger.com - http://icanhascheezburger.com/2011/04/01/funny-pictures-schrodingers-cat-dead-and-alive/]

    31/03/11

    Sinergie?

    Una volta tanto, mi piacerebbe fare una riflessione semi-seria (per carità, niente di epocale, eh! Quindi se dovete farvi una doccia oppure spazzolare il vostro gatto, fatelo pure, ché non vi perdete niente ).

    Giusto qualche giorno fa stavo riflettendo sul rapporto che, personalmente, sto sperimentando tra Twitter e il mio blog.

    Cronologicamente parlando, il primo ad esser nato fu l'account su Twitter (risalente, scopro adesso con raccapriccio, addirittura alla fine del 2008); poi venne questo blog (il primo post risale al 2009); poi venne l'account su Facebook, che oramai, lo confesso, langue in uno stato di pietoso abbandono: lo immagino infestato da erbacce, pieno di ragnatele e di odore di muffa...
    Il fatto è che i rapporti di forza tra questi differenti "social-cosi" sono notevolmente mutati; soprattutto negli ultimi mesi (diciamo da un annetto a questa parte, grosso modo) Twitter sta assumendo un ruolo ed un peso preponderanti rispetto agli altri.
    Questo non vuole certo essere un rimorso o un rimpianto, ma solo una constatazione; solo che spesso ho come la netta sensazione che Twitter dreni energie e volontà da un mezzo come il blog nel quale, data praticamente l'assenza di "limiti", si potrebbe (si dovrebbe...?) essere molto più completi, circostanziati, "multimediali".
    Twitter, con la sua forzata "agilità" dettata fondamentalmente dal limite dei 140 caratteri (e solo in parte "appesantita" dalle possibilità che le varie applicazioni offrono) ci costringe ad un esercizio di sintesi, di chiarezza, di essenzialità che deve avvenire prima di tutto nella nostra mente.
    Mi ricordo che qualche tempo fa chiesi in un tweet: "Ma secondo voi quand'è che si capisce di essere un twitter-addicted ?". La risposta (l'unica) che venne fu però fulminante: "Quando inizi a pensare in 140 caratteri".

    BANG!

    Lì per lì non ci feci caso, ma poi con il passare del tempo e con il continuo utilizzo di Twitter, mi accorsi che era davvero così.
    Spesso, infatti, se penso a qualcosa che mi piacerebbe condividere con gli altri, mi chiedo subito: "ma riuscirei ad esprimerlo chiaramente in 140 caratteri?".

    In realtà, ritengo che la convivenza di twitter con un blog dovrebbe essere molto più sinergica: su Twitter si dovrebbero postare pensieri brevi, osservazioni, spunti, che andrebbero poi, semmai, amplificati, completati, integrati sul blog.

    Invece il confronto si gioca sempre più spesso sulla rapidità di condivisione e di raccolta dei feedback tipica di Twitter, contrapposta alla asincronicità e alla scarsità di feedback e di interazioni sul blog (almeno per il mio modestissimo).

    Certo, se uno volesse davvero, dovrebbe innescare un circolo virtuoso per cui: twitto, raccolgo feedback, posto sul blog, uso Twitter anche per pubblicizzare il blog... Qui però temo che si innesterebbero anche tematiche e ragionamenti relativi a SEO, SEM e quant'altro sui quali non ho la benché minima competenza; del resto, non bloggo e non twitto per vivere (né è vero il contrario, per fortuna :-) ma solo per puro piacere personale (anche se sul "personal rewarding" nell'utilizzare i "social-cosi" mi piacerebbe tornarci sopra in un post ad hoc).
    Quindi, mi posso anche permettere delle disefficienze o delle incoerenze - siamo uomini o caporali? :-)

    Hasta luego.

    [Photo credits: http://www.webdesignerdepot.com/ and http://www.blog.spoongraphics.co.uk/freebies/free-hand-drawn-doodle-icon-set-for-bloggers - via iconfinder.com]

    28/02/11

    Metafore

    Quando io dico che ammiro Massimo Mantellini e il suo blog, e che da grande vorrei diventare un blogger come lui, mi riferisco a dei post come questo qua.

    Collegare una visita alla Cappella Sistina e l'ammirazione dei suoi fantastici affreschi con il nostro "atteggiamento censorio", in particolare verso Internet, mi è sembrato uno chef-d'œuvre.

    Giusto un paio di citazioni:

    "[...] vedo grandi somiglianze fra il pudore minimo dei correttori del capolavoro michelangiolesco ed i censori piccoli delle informazioni in rete. Si tratta di una idea probabilmente scema".

    "Stavo li seduto e pensavo che simili velature erano contemporaneamente odiose ed ininfluenti. Il censore racconta se stesso, la cache del mondo invece restituisce spesso il senso del tutto. Pensavo che un’opera del genere mostra in una sintesi la grandezza del talento e la miopia del burocrate, lo spirito rivoluzionario dell’artista e la normalizzazione placida del borghese".

    Hasta luego.

    [Photo credits: By Inside_my_head.jpg: Andrew Mason from London, UK derivative work: -- Jtneill - Talk (Inside_my_head.jpg) [CC-BY-2.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons]

    07/02/11

    In attesa di diventare grande

    Nell'attesa di diventare grande, e fare il blogger serio, quello che scuote le coscienze, oppure anche solo ti fa fermare un attimo a riflettere sulle sorti della nostra "serva Italia, di fetore ostello" (questa è la mia, intanto: carina, no? :), continuo a segnalare chi davvero scrive cose che vale la pena di leggere:
    per esempio Alessandro, oppure Alessandro, oppure Wil.

    E colgo anche l'occasione (come si dice nelle lettere d'affari) per ringraziare le genti di Twitter che seguo e mi seguono: grazie a loro questo paese è un po' meno peggio di quello che potrebbe essere, e diventerà un po' migliore di quello che lo vorrebbero far diventare altri.
    Grazie.

    Hasta luego.

    [Photo credits: By Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga Commons)(Lmbuga Galipedia), via Wikimedia Commons]