Follow the Snail's silver trail ....... Follow Dr_Jonx on Twitter
Visualizzazione post con etichetta twitter. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta twitter. Mostra tutti i post

03/05/11

Il nuovo, il vecchio e il cattivo

Siccome tanto non ce la farei a segnalarlo su Twitter, faccio un post velocissimo per consigliarvi tre articoli che affrontano più o meno lo stesso argomento da tre angolature differenti, ma tutti comunque interessanti ed autorevoli:

Dimenticavo: l'argomento? Twitter, i media tradizionali e Osama Bin Laden.

Hasta luego.

[Photo credits | 802 via Flickr]

16/04/11

Twitter under the gun?

Mediante un rimbalzo di feed, mi sono imbattuto in questo lungo, ponderoso e documentato post (più un saggio, direi) di Fortune sullo stato dell'arte di Twitter, curato da Jessi Hempel.

Oltre che un compendio di storia della stra-nota piattaforma di micro-blogging, il post analizza anche lo stato attuale di salute del network, mettendone in risalto alcuni segnali forse non troppo confortanti.

L'inizio del pezzo mette subito le cose in chiaro, in quanto al clima che circola in questi giorni nell'azienda:

"There's no shortage of drama at Twitter these days: Besides the CEO shuffles, there are secret board meetings, executive power struggles, a plethora of coaches and consultants, and disgruntled founders"

e tutto questo sembra
"[...] have contributed to a growing perception that innovation has stalled and management is in turmoil at one of Silicon Valley's most promising startups".

Anche certi trend ed atteggiamenti sembrano essere mutati:
"Just two years ago Twitter was the hottest thing on the web. But in the past year U.S. traffic at Twitter.com [...] has leveled off. Nearly half the people who have Twitter accounts are no longer active on the network [...] It has been months -- an eternity in Silicon Valley -- since the company rolled out a new product that excited consumers. Facebook's Mark Zuckerberg used to watch developments at Twitter obsessively; now he pays much less attention to the rival service"

Uno dei problemi principali appare essere
"[...] a board and top executive team that don't always appear to have control of its wide-ranging cast of characters, including founders who have attained near-celebrity status [...] headstrong and divisive managers, and investors used to getting their way".

Ad esser sinceri
"Twitter's founders didn't set out to build the next Facebook: Consumers turned it into a social phenomenon and kept signing on to see what it was about"

tant'è che:
"Unsure of what they'd created, the founders basically turned Twitter over to its users -- initially a bunch of techie early adopters -- and watched what they did with it. The result was a bit of anarchy: The crowd developed an unintuitive language all its own (the hashtags and retweets and other abbreviations all came from users); an ecosystem of independent "dashboard" companies such as TweetDeck and HootSuite emerged to help consumers manage their Twittering -- a development that would prove to be a mixed blessing for Twitter".

Comunque
"When [Williams] took over as CEO in 2008, Williams faced huge challenges. The company had just 20 employees, almost entirely engineers, and during the first six months of his tenure, Twitter jumped from 5 million registered accounts to 71.3 million"

e Williams
"migrated Twitter to a new data center and revamped its technology; moved headquarters as the company grew, landing in offices in downtown San Francisco; made six small acquisitions; and hired another 280 employees, including most of the current management team".

Però Twitter ha una particolarità rispetto ad altri "social-cosi":
"[...] you have to develop a feel for using Twitter. Many users never do, signing up to try it and then giving up. But for those who commit, it's addictive, entertaining, and cool. It's emerging as a real-time news reader, offering users a sampling of what's going on in the world. [...] to the uninitiated, the service is a bit of a mystery"

e questo fcontribuisce al fatto che il numero di utenti sia solo una parte (piccola?) della capacità di fare soldi:
"[...] garnering new users and boosting traffic to Twitter's website are only one piece of the moneymaking equation. Many believe that Twitter's search results, which increasingly show up on other sites, are its real jewels. For anyone striving to see events as they unfold, there are few better places to turn".

Per quelle "strane bestie" però che sono gli investitori pubblicitari, purtroppo, Twitter non è (ancora?) così appetibile come potrebbe; infatti
"[...] advertisers have limited options on Twitter. There are ad-sponsored tweets that appear at the top of search results [...] and relate to the nature of the inquiry. [...] Then there are promoted accounts, basically paid ads that sit in the right-hand corner of Twitter.com. Promoted Trends, the most expensive option of the bunch, can appear just once in a day and occur when a company pays to place its topic [...] among the most organically popular topics".

Tutto questo non vuol dire che la piattaforma non sia appetibile per gli altri giganti del settore; infatti
"Last fall Microsoft, Google, and Facebook itself all considered buying the company. Microsoft never made an offer, according to sources, but Facebook is believed to have offered $2 billion for Twitter, and Google, by far the most serious, offered as much as $10 billion"

nè che il management board non sia all'altezza, visto che annovera, accanto ai padri fondatori Evan Williams, Jack Dorsey e Dick Costolo personalità del calibro di
"[...] venture capitalists Peter Fenton, Fred Wilson, and Bijan Sabet, former Netscape CFO Peter Currie, former Doubleclick CEO David Rosenblatt, and Flipboard founder Mike McCue"

Ora, mentre tutti questi personaggi
"[...] disagree about a lot of things, according to many sources, [...] they all agreed not to sell Twitter"

Ma, e qui il mistero si un pochino più fitto, la company ha racimolato ulteriori 200 milioni di USD da Kleiner Perkins.
Che c'è di strano? Nulla, se non fosse per il fatto che
"[...]Kleiner partner John Doerr [...] is a board member at Google, which is a potential acquirer of Twitter, and a source of future employees".

E quando si tenne il board a gennaio, proprio Doerr fece capolino, senza sapere chi lo avesse invitato e senza che nessuno lo eispedisse a casa :-)

Come si dice in questi casi: chi vivrà, vedrà!

Hasta luego



[Photo credits: Photo by Adam Jones adamjones.freeservers.com [CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons]

04/04/11

Amami, Vilfredo...

UPDATE: siccome anche il New York Times si rende conto che "it turns out that counting followers is a seriously flawed way to measure a person’s impact on Twitter", allora propone di usare altri metodi per farsi un'idea dell'influenza di qualcuno su Twitter


Cosa caspita ci fa Vilfredo Pareto (padre dell'omonimo ed onnipresente principio) tra il logo di Facebook e quello di Twitter??
In realtà si trovano tutti e tre insieme in questo articolo che Massimo Mantellini ha pubblicato su Punto Informatico.

L'intento dell'articolo è quello di fare il punto della situazione su Twitter, e sul suo stato dopo 5 anni dalla sua nascita.

Wikipedia recita che Twitter, tecnicamente parlando
"offers a social networking and microblogging service"

Mantellini lo definisce come una:
"[...] semplice colonna cronologica informativa in eterno aggiornamento così come è sempre stato fin dagli esordi nel 2006"

menzionando la (presunta ?) volontà irrisolta di allontanarsi da tale stereotipo, per tendere però a non si sa bene cosa.

Già questa prima asserzione mi infonde qualche dubbio, anche perché, semmai, proprio con gli avvenimenti di queste ultimissime settimane (vedi le rivolte egiziana e tunisina) direi che Twitter ha semmai rinforzato - e per fortuna - proprio quel ruolo di "cronologia del browser della cronaca" che gli si attaglia perfettamente.

Del resto, sarà pur chiaro come
"[...] Facebook sia chiaramente definibile come un luogo sociale di rete ampio e variegato",

ma non è forse proprio in tale sua "ampiezza" e "varietà" che si trovano insieme le sue peculiarità positive ma anche quelle negative?

Il mio personale percorso ha visto un utilizzo prima abbastanza regolare di Facebook, poi scemato a vantaggio di Twitter; alcune delle principali motivazioni riguardavano proprio quella che io personalmente avvertivo come una "defocalizzazione" di Facebook, un voler contenere tutto di tutti, con in più una forte dose di advertising invadente e di fatuità sempre incombente sui contenuti. La ciliegina sulla torta era rappresentata da una - a volte - difficoltosa distinzione tra contenuti socialmente condivisibili (in senso 2.0) e "sovrastruttura" nel senso gramsciano deteriore del termine (minchia, questa m'è uscita davvero grossa - scusate!!).
In poche parole, io ho un'immagine di Facebook, allo stato attuale, sempre in bilico tra "Slacktivism" ed efficacia.

La tesi principale, però, del pezzo di Mantellini, si focalizza più sull'analisi dell'utilizzo che gli iscritti di Twitter fanno - o farebbero.

Il "maestro" :) si basa su uno studio di Yahoo!Research (scaricabile in pdf qui) e su un approfondimento di Business Insider.

Sia dal primo sia dal secondo riferimento ciò che emerge è ben poco in linea con il principio di Pareto buon'anima (in base al quale il 20% delle persone dovrebbe produrre l'80% dei contenuti); infatti se ne evincerebbe che
"oltre il 50 per cento dei messaggi propagati nel network sono prodotti da circa 20mila persone, lo 0,05 per cento degli iscritti. Il Principio di Pareto applicato ai social network (il 20 per cento delle persone produce l'80 per cento dei contenuti) viene insomma travolto e la quasi totalità degli iscritti a Twitter di fatto sembra non partecipare alla produzione di contenuti dentro il sistema".

La domanda sorge spontanea:
"A cosa serve una rete sociale così ampia se un numero così ampio di persone che la frequentano (se la frequentano) se ne sta in silenzio?"

Già, a che serve?

Io modestamente penso che, a parte tutto, nel social networking non siano molte le realtà nelle quali il principio di Pareto sia valido.
Quale sia la ragione non lo so: posso pensare alla famosa "massa critica", che consente ad un social network di auto-sostenersi e non sgonfiarsi; oppure al carattere di libertà di partecipazione di tali ambienti, per cui la prima pulsione che ivi si manifesta è quella, tutta umana, del "free riding".

Non vorrei però che Mantellini si sia fatto in qualche modo distrarre da una comparazione tra Twitter e Facebook, che, per quanto mi riguarda, è abbastanza improponibile: non tanto in termini di numeri di utenti (attivi o no), quanto piuttosto di "raison d'être" (e qui parte l'elenco puntato, ché se no che razza di post da ingegnere sarebbe?! ;-):
  • io credo ancora alla dichiarazione di intenti per la quale Twitter è una piattaforma di micro-blogging; Facebook mi pare qualcosa di diverso da questo;
  • è ancora arbitrario il numero che determina una dimensione di "utenti attivi" tale per cui una piattaforma possa legittimamente reclamare per sé "una propria riconosciuta centralità";
  • siamo sicuri che "Secondo queste valutazioni insomma Twitter è oggi una sorta di terra di nessuno"? E anche se così fosse, siamo almeno altrettanto sicuri che per una piattaforma di micro-blogging non sia proprio l'essere "terra di nessuno" la propria missione? Intendo dire che non essere vincolati ad una infra- e sovra-struttura troppo codificate da una parte consente di non essere incasellati troppo facilmente in uno stereotipo del web 2.0, dall'altra mantiene quella (estrema?) fluidità del sistema che ritengo sia uno dei punti di forza di Twitter, paradossalmente da sfruttare ancora di più.
Infine questo credo sia uno dei punti nodali del tema: come anche Mantellini evidenzia correttamente, Twitter è
"fortemente spinta dai media mainstream che si riferiscono continuamente ai messaggi delle star televisive e dello sport e dalle analisi sociologiche sulle emergenze del pianeta".

Ecco, non vorrei che, come alle scuole elementari, ci si facessero i dispetti tra compagni "spingendosi" troppo...
I cosiddetti media mainstream (TV, radio, giornali) sono alquanto ignoranti - genericamente parlando - sul tema, con menzione speciale per la TV.
Avete mai provato a far caso all'enfasi - nel migliore dei casi al limite dell'allarmismo - con il quale si parla, su TV, radio, (certi) giornali dei social network?
Ecco, tenendo presente questo atteggiamento, pensate davvero che una "spinta" esercitata su Twitter o qualsiasi altro network possa essere disinteressata o anche solo indirizzata verso la sua vera natura? 
Mah, io sono scettico per natura... :-)

Hasta luego.

31/03/11

Sinergie?

Una volta tanto, mi piacerebbe fare una riflessione semi-seria (per carità, niente di epocale, eh! Quindi se dovete farvi una doccia oppure spazzolare il vostro gatto, fatelo pure, ché non vi perdete niente ).

Giusto qualche giorno fa stavo riflettendo sul rapporto che, personalmente, sto sperimentando tra Twitter e il mio blog.

Cronologicamente parlando, il primo ad esser nato fu l'account su Twitter (risalente, scopro adesso con raccapriccio, addirittura alla fine del 2008); poi venne questo blog (il primo post risale al 2009); poi venne l'account su Facebook, che oramai, lo confesso, langue in uno stato di pietoso abbandono: lo immagino infestato da erbacce, pieno di ragnatele e di odore di muffa...
Il fatto è che i rapporti di forza tra questi differenti "social-cosi" sono notevolmente mutati; soprattutto negli ultimi mesi (diciamo da un annetto a questa parte, grosso modo) Twitter sta assumendo un ruolo ed un peso preponderanti rispetto agli altri.
Questo non vuole certo essere un rimorso o un rimpianto, ma solo una constatazione; solo che spesso ho come la netta sensazione che Twitter dreni energie e volontà da un mezzo come il blog nel quale, data praticamente l'assenza di "limiti", si potrebbe (si dovrebbe...?) essere molto più completi, circostanziati, "multimediali".
Twitter, con la sua forzata "agilità" dettata fondamentalmente dal limite dei 140 caratteri (e solo in parte "appesantita" dalle possibilità che le varie applicazioni offrono) ci costringe ad un esercizio di sintesi, di chiarezza, di essenzialità che deve avvenire prima di tutto nella nostra mente.
Mi ricordo che qualche tempo fa chiesi in un tweet: "Ma secondo voi quand'è che si capisce di essere un twitter-addicted ?". La risposta (l'unica) che venne fu però fulminante: "Quando inizi a pensare in 140 caratteri".

BANG!

Lì per lì non ci feci caso, ma poi con il passare del tempo e con il continuo utilizzo di Twitter, mi accorsi che era davvero così.
Spesso, infatti, se penso a qualcosa che mi piacerebbe condividere con gli altri, mi chiedo subito: "ma riuscirei ad esprimerlo chiaramente in 140 caratteri?".

In realtà, ritengo che la convivenza di twitter con un blog dovrebbe essere molto più sinergica: su Twitter si dovrebbero postare pensieri brevi, osservazioni, spunti, che andrebbero poi, semmai, amplificati, completati, integrati sul blog.

Invece il confronto si gioca sempre più spesso sulla rapidità di condivisione e di raccolta dei feedback tipica di Twitter, contrapposta alla asincronicità e alla scarsità di feedback e di interazioni sul blog (almeno per il mio modestissimo).

Certo, se uno volesse davvero, dovrebbe innescare un circolo virtuoso per cui: twitto, raccolgo feedback, posto sul blog, uso Twitter anche per pubblicizzare il blog... Qui però temo che si innesterebbero anche tematiche e ragionamenti relativi a SEO, SEM e quant'altro sui quali non ho la benché minima competenza; del resto, non bloggo e non twitto per vivere (né è vero il contrario, per fortuna :-) ma solo per puro piacere personale (anche se sul "personal rewarding" nell'utilizzare i "social-cosi" mi piacerebbe tornarci sopra in un post ad hoc).
Quindi, mi posso anche permettere delle disefficienze o delle incoerenze - siamo uomini o caporali? :-)

Hasta luego.

[Photo credits: http://www.webdesignerdepot.com/ and http://www.blog.spoongraphics.co.uk/freebies/free-hand-drawn-doodle-icon-set-for-bloggers - via iconfinder.com]

22/02/11

Gufi appollaiati

Sì, effettivamente anche io ieri ho visto passare un tweet come quello che ricorda Vittorio Zambardino sul suo blog quest'oggi (per di più, ri-twittato forse anche da me stesso...).
Ma non avevo riflettuto sul fatto che, come giustamente Vittorio ci fa notare:
"[...] non è sempre vero ciò che un tweet ci ritrasmette, nemmeno se la fonte citata è un’emittente televisiva seria, quella che, peraltro, sta facendo un lavoro ineguagliato sulle rivoluzioni nel nord Africa e nel mondo arabo. Per carità, il “fuorigioco” informativo è un errore che viene commesso anche dai giornalisti di professione. Ma “noi” (si può?) “digital citizen” dobbiamo starci attenti: sono tutti lì appollaiati su un filo elettrico, i gufi anti rete. Aspettano solo l’occasione di accusare i social network di essere la macchina del bullshit. Evitiamo."

Giusto: evitiamo.
Grazie Vittorio per questo "richiamo all'ordine".

Hasta luego.

07/02/11

In attesa di diventare grande

Nell'attesa di diventare grande, e fare il blogger serio, quello che scuote le coscienze, oppure anche solo ti fa fermare un attimo a riflettere sulle sorti della nostra "serva Italia, di fetore ostello" (questa è la mia, intanto: carina, no? :), continuo a segnalare chi davvero scrive cose che vale la pena di leggere:
per esempio Alessandro, oppure Alessandro, oppure Wil.

E colgo anche l'occasione (come si dice nelle lettere d'affari) per ringraziare le genti di Twitter che seguo e mi seguono: grazie a loro questo paese è un po' meno peggio di quello che potrebbe essere, e diventerà un po' migliore di quello che lo vorrebbero far diventare altri.
Grazie.

Hasta luego.

[Photo credits: By Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga Commons)(Lmbuga Galipedia), via Wikimedia Commons]