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30/04/11

Users first

Dopo il rilascio di Ubuntu 11.04 - nome in codice: "Natty Narwahl" - il fondatore di Canonical Ltd. e patron di Ubuntu, Mark Shuttleworth, parla dal suo blog.

Premesso che non ho ancora avuto occasione né di aggiornare alla versione 11.04, nè tantomeno di saggiare le decantate nonvità e meraviglie della nuova interfaccia utente denominata "Unity", alcuni passaggi del post di Shuttleworth mi hanno, come al solito, colpito:

"Users first, on free software. That has always been our mission"

"[...] in my view the future of free software is no longer just about inner beauty (architecture, performance, efficiency) it’s also about usability and style"

"In the design of Unity we chose to be both humble and bold. Humble, because we have borrowed consciously from the work of other successful platforms, like Windows and MacOS. We borrowed what worked best, but then we took advantage of the fact that we are unconstrained by legacy and can innovate faster than they can, and took some bold leaps forward"

"Ubuntu’s killer feature remains that community. The spirit of Ubuntu is about understanding that the measure of our own lives is in the way we improve the lives of others. Ubuntu has both economic and human dimensions: it’s unique, in my view, in bringing those together in a way which enables them to support one another"

"By welcoming all participants, and finding ways to accommodate and celebrate their differences rather than using them as grounds for divisiveness, we make something that’s bigger than all our individual dreams"


Hasta luego.


[Photo credits | photo by G. M. (The royal natural history vol. 3) [Public domain], via Wikimedia Commons]

08/04/11

L'uomo che sussurrava ai Nàrvali

Nel caso vi sfuggisse al momento, il narvalo è un mammifero della famiglia dei delfinatteri.

In questo caso, però, il nàrvalo in questione è quello che dà il nome alla prossima release di Ubuntu, "Natty Narwahl" appunto.

Ne parla in una breve intervista il patron di Ubuntu, Mark Shuttleworth.
Che c'è di speciale in questo?

Beh, niente, se non fosse che Shuttleworth, quando gli chiedono come sono i suoi rapporti con quelli di Debian risponde che sono
"Quantum mechanical – Debian is a collection of more than a thousand individuals, and each of them has a different relationship with Ubuntu, so I would describe our overall relationship as a wave function rather than a vector"

e a me piace uno che usa questo genere di metafore :-)

Inoltre, ci sono altre interessanti informazioni; sui tablet:
"I think they will be a serious form factor that’s widely used, alongside clamshell (keyboard/notebook) form factors, phones and TVs";

sull'ecosistema del free software:
"[...] each free software player has different constraints – different things are easy or hard for them. None of them are inherently more moral than the others [...]. So it’s weird that we spend so much energy on belittling different company approaches, rather than just getting on and enjoying the fruits";

sugli investimenti che Shuttleworth sta effettuando:
"Mainly companies that are helping to create sustainable economic development in Africa and other frontier markets. And companies that give software away ;-)";

e, infine, sulla voglia di meritarsi la possibilità di ritornare nello spazio... ed oltre:
"I would very much like to return. I feel I need to do something on Earth that I can be proud enough of to justify the great privilege of another orbital flight. And I’d like to go further [...]".

Hasta luego.

[Photo credits: photo by Carsten Tolkmit http://www.flickr.com/photos/laenulfean/2913482048/sizes/m/]

14/03/11

Corsi e ricorsi

[Photo credits: sito Dell - http://bit.ly/dUvoCR]
Dopo un po' di tempo dalla prima esperienza, la storia pare si ripeta ...

Ho avuto la necessità di cambiare il portatile di casa dopo che il precedente Sony Vaio era deceduto.

Non per sparlare di chi non c'è più, ma dopo un primo "innamoramento" iniziale, il rapporto con quella macchina era stato abbastanza freddo: non certo per colpa del sistema operativo (chè anzi, il pinguino si è sempre sforzato di capire tutte le parti e tutte le stranezze di questo laptop), quanto proprio dell'hardware in sè: la tastiera, soprattutto, si era rivelata una vera delusione (touch and feel davvero povero, con una qualità della digitazione sconfortante).

Bene, sia come sia, stavolta la scelta - ponderata e sofferta come al solito - è caduta su un Dell XPS 15, equipaggiato di serie con:
  • Intel® Core™ i5-560M (2.66 GHz,3M)
  • Memoria SDRAM DDR3 a doppio canale da 4.096 MB, 1.333 MHz [2x2.048]
  • Scheda grafica NVIDIA® GeForce® 420M GT 1GB
  • Disco rigido Serial ATA da 500 GB (7.200 rpm)
  • Unità ottica DVD+/- RW 8x
  • Wireless Intel® Centrino® Wireless-N 1000 (EUR)
  • Bluetooth Card 3.0
  • Batteria principale agli ioni di litio a 6 celle da 56 Wh
  • LCD 15.6 High Definition WLED TL (1366x768) 720p
Il tocco "di classe", se mi passate l'espressione, è stato però questo qua:

Questo "signore" a sinistra è un disco a stato solido (o SSD) OCZ Vertex (mod. OCZSSD2-2VTXE120G) da 120 GB.

Non sto ad annoiarvi con le caratteristiche tecniche di questo disco in particolare e dei dispositivi SSD in generale (ma se volete davvero saperne qualcosa di più, allora vi consiglio caldissimamente questa recensione enciclopedica comparsa qualche tempo fa sul blog Anandtech e ancora attualissima e assai istruttiva). Sappiate solo che si possono considerare delle enormi "chiavi USB", tanto per capirci - quindi con prestazioni di velocità in accesso (R/W) davvero notevoli.

Bene, quindi abbiamo aperto il laptop appena arrivato (questa cosa ha richiesto davvero un grande coraggio, sia perché smontare un laptop nuovo di zecca non è mai piacevole, sia perché per raggiungere l'HDD di serie occorreva disassemblare il pannello frontale del portatile - in pratica, la parte superiore dove si appoggiano i polsi quando su digita alla tastiera!!).

Fortunatamente, con l'aiuto delle chiare istruzioni sul sito Dell e soprattutto con l'abilità di un collega / amico / esperto di "chirurgia hardware" (grazie Ric !!!) siamo riusciti a sostituire il "fegato" (ché se la CPU è il cervello, l'HDD può considerarsi il fegato del PC, no? :) originale (comunque un degnissimo 500 GB @7200 rpm) con l'SSD di cui sopra.

Su tale SSD ho poi installato Ubuntu 10.10 ("Maverick Meerkat") Desktop Edition a 64 bit in circa 15' (sì, avete letto bene: quindici minuti!), durante i quali ha riconosciuto tutto l'hardware (wi-fi, scheda video, bluetooth, ...).

By the way, ho anche partizionato manualmente il disco da 120 GB come segue:
  • "/": partizione primaria da 15 GB
  • "swap": partizione primaria da 4 GB
  • "/home": partizione logica con tutto lo spazio rimanente (circa 100 GB)
Risultato: ora ho un laptop che fa lo startup in 21 secondi (da quando si preme il tasto "ON" a quando viene presentata la dialog box per immettere la password) e lo shutdown in 4 secondi (no, dico: 4 s-e-c-o-n-d-i !!), da quando si clicca su "Shutdown" a quando si spegne il PC (compreso il tempo per confermare l'azione in una dialog box).

Che dire? Sono soddisfatto di avere una macchina così performante. Dovrò abituarmi a questa velocità ... :)

Hasta luego.